Il suono delle parole

 . La mia ceramica è fatta di segno e senza disegno non avrebbe motivo di esistere, lascerei semplicemente fare agli altri. Condizione essenziale per essere dei bravi compositori è conoscere la musica quindi. Non ho mai creduto nell'improvvisazione se non dopo un'accurata ricerca del proprio suono, dell'assetto ideale su cui costruire un'architettura. Così Andrea Calatroni ha improvvisato, le "Congiunzioni" che accompagnano le storie dei Markandré sono rivelatrici di un mondo coltivato nel profondo delle emozioni, come dello studio di una immagine sempre più nitida di sé, di comprensioni e incomprensioni, di amore, di eros e cadute, di improvvisate e chiarimenti. Andrea lavora con me ormai da un anno, omaggio così il suo esistere nelle mie ceramiche e del loro esistere anche per merito suo. Queste foto che ha scattato Andrea Rinaldi nell'Ottobre scorso in Piana D'Oriente da Renata Bonfanti, testimoniano carattere, felicità, lo stare in piedi dominando con l'ironia, cose che fanno un ritratto quasi dadaista di Andrea Calatroni, ritraendone [...]
Continue Reading

Più Architettura

Io ho sempre questo desiderio, qualcosa che mi ritorna utile per prendere la rincorsa ogni qualvolta voglio inseguire un'idea. Desiderare che ci sia più architettura nella vita di tutti i giorni, che i movimenti e i corpi tutti possano comparire, finalmente, naturali. E questo incessante, mio condizionato portare a correre la paura per definire almeno un confine dritto, severo tra le pieghe di questa forma che il tutto limita e poi libera, mi ricorda chi sono, come in un mantra. La paura è l'ultima definizione dello spazio come non lo intendo io. Vorrei chiederti: he forma vorresti avere, tra tutte le forme che conosci? Oppure ogni tuo desiderio é volere, a tutti i costi, la forma dell'immaginazione? Vi dico io cosa dovremmo fare. Dovremmo avere più architettura, volere più architettura, fare più architettura, fare l'amore dentro l'architettura, non pretendere di godere dentro alla buona edilizia, sarebbe pretendere troppo poco dalle proprie capacità. L'architettura ci rende abili nel gestire le emozioni [...]
Continue Reading

C’è un posto dove vado

C'è un posto lontano dove vanno a finire i pensieri al termine del giorno. Alcuni la chiamano malinconia, altri si abbandonano semplicemente non preoccupandosi delle definizioni e si lasciano alle sue carezze, ascoltandola sussurrare. In questo posto dove non vivono semplicemente le memorie e la nostalgia ma si trasformano i fatti, le repliche dei giorni, in questo posto duro come un sasso dove sedersi al termine di un duello col giorno, si possono incontrare le certezze di cui non si parla a nessuno, le verità dalla testa dura e la saggezza di pochi gesti imparati troppo tempo fa. Nel posto della sera, a sedersi con te ci sono i colori, liberi come non lo sono mai stati prima, perché non li stai vedendo ma li hai dentro, ti stanno scorrendo nelle vene mescolandosi nel rosso del sangue, facendosi verde dei prati e blu delle acque tutte insieme, giallo dei riflessi degli occhi al tramonto o carminio come la pelle sotto l'insegna di quel locale, [...]
Continue Reading

Il posto della ceramica

Ho sempre ritenuto la casa il posto per dare un senso all'esistenza della ceramica. Non il posto giusto ma il suo, è diverso che parlare di spazio o di ambiente. Sì, la ceramica nasce come attrezzatura per la domus, senza ceramica non sarebbero esistiti vasi o scatole per vari usi e funzioni e non sarebbero stati modellati recipienti per l'acqua e l'olio o per la conservazione dei cibi. Senza ceramica non avremmo avuto l'architettura e insomma tante altre cose. Ho sempre pensato che ancora oggi la ceramica dovesse - e potesse - trovare un posto in tutte le nostre case, indistintamente, ma gli usi e i costumi sono cambiati, in ogni parte del mondo. Il debito di riconoscenza all'antico posto della ceramica lo deve la plastica, le materie plastiche in genere se vogliamo, la ceramica è il materiale plastico per eccellenza, quindi non ha a prescindere un valore aulico aggiuntivo, non è scultura, non è <cavare>, anzi, la <modellazione>, la [...]
Continue Reading

Notturno

Non c'è fine alla luce. C'è che a volte si arriva stanchi al termine del giorno. E guardi in cielo e scopri una luna, poi giri il cielo con gli stessi occhi e vedi una nuvola, poi volti lo sguardo dove è ancora più buio ed è davvero buio. Rimanere lì può significare la fine. Del giorno. O del buio. LA CASA NUOVA - Markandré Fotografia Analogica per Demo Ceramics, 2016Model Barbara Xu [su_youtube url="https://www.youtube.com/watch?v=Rhge-ZOgfsw"]  
Continue Reading

Due

Dualità. Non credo finora di aver insistito poi tanto sul concetto di dualità, almeno a parole intendo. Sì perché ogni mio progetto è duale, intendo nel suo continuo rimando alla realtà come doppia forma, uomo-donna, luce-ombra, bene-male, eros-thanatos, pianta-sezione e così via, per un sé architettonico che ne diventi metafora dal principio, durante e dopo. Perché lo spazio è architettura e io lo so che è una dura realtà, ma bisogna prenderne atto. E si deve darne atto alla vita, l'uomo non è artefice di creazioni, l'uomo costruisce o semmai <genera> imbrogli, pensieri che sanno di buono o di cattivo. Non credo di aver insistito programmaticamente nella <dualità> perché non credo ci sia rapporto preferenziale. In terra, tra esseri viventi o esseri viventi e non viventi insieme, l'uomo si regola e sa se approfittarne oppure no, c'è una fenomenologia tutta hegeliana dietro alla sostanza prima dell'idea, è duale appunto. Uomo-donna, maschio-femmina, angolo-facciata, tutto ciò che vive per mezzo dell'altro si manifesta [...]
Continue Reading

Tu non hai paura

Capita di sentire paura, 'che se passa per il filtro della ragione siamo esseri umani. Quindi va bene così, l'importante è non farsi fottere dalla fifa. La paura è uno stato dell'Essere, a mio parere piuttosto nobile per un essere umano. Capita di sedersi sulla riva del fiume - quante volte sento nominare questo pensiero di Confucio - e se invece di "veder passare il cadavere del nemico" il fiume ti guarda, allora ti caghi sotto. Ed hai paura. Provo a vincere la paura, cerco di darle un volto e di affrontarla. Non sono mai stato bravo a dare consigli, praticamente non ne do mai, spero sempre di dare un buon esempio, dovesse capitare che faccio qualcosa di rilevante, ma consigli mai. Però questa volta te ne lascio uno che è anche un esempio.  Markandré Fotografia analogica per DEMO CERAMICS, 2016 Quando te la fai letteralmente sotto, disegna un po' della tua vita. Puoi farlo con carta e penna, tanto non serve disegnare bene [...]
Continue Reading

A colori

Se io potessi immaginare un mondo in bianco e nero sarei triste, ma mi piacciono i film di Bergman e la Berlino di Wenders. Nel dubbio penso <a colori> e ricordo bene quando ho imparato a riconoscerli. Rosso-sangue, giallo-sole, blu-cielo, verde-erba, bianco-luna e via così. Riconoscere il proprio colore ti salva un po' di anima e ti riporta a casa, ai suoi odori, ai suoni che la abitavano, senti i passi di tante stagioni che ti friggono ancora in testa. Così, se hai avuto primavere acide e improvvisamente nel Maggio più bello ti sei innamorato puoi vedere ancora la sua pelle bianca, sotto l'acacia che sapeva già di miele, tu e lei, in riva a un ruscello poco abitato, capelli lunghi e neri, ricci i suoi. Echoes, "Disco", finitura custom a smalto opaco In autunno poi ti fermi e vorresti salire sul bus per tornare a casa, cambiare le strade a com'erano prima, stringere un libro che ti costò ben [...]
Continue Reading

The Ceramic Tales Picture Show

Pensieri Architettonici, di Stefano Olivieri e Paolo Demo, 2014 - Galleria Browning, Asolo (TV), a cura di Steve Bisson. Quando mi ritrovo a spiegare cosa faccio e perché lo sto facendo in questo modo, mi pare di stare in teatro. Ma non in un palco qualsiasi, bensì in una di quelle scene in cui tu parli davanti al telone mentre dietro le quinte stanno cambiando ancora una volta la scenografia. Improvvisamente ti fanno cenno che è tutto pronto, si alza il sipario e ti ritrovi in una scena diversa da quella che era in programma. Così cambi il copione, ma sei credibile se dici sempre e solo la verità. Che, intendiamoci, non è che la tua verità, perché il pubblico ti vuole bene e ti riconosce, ma non perdona se fai la cazzata di cambiare troppe volte il copione. Questa la metafora della mia vita a spiegare cose, 'che poi a saperle fare è lo stesso paio di maniche, se non fai non spieghi [...]
Continue Reading