Il posto della ceramica

La casa, lo spazio e il desiderio

Ho sempre ritenuto la casa il posto per dare un senso all'esistenza della ceramica. Non il posto giusto ma il suo, è diverso che parlare di spazio o di ambiente. Sì, la ceramica nasce come attrezzatura per la domus, senza ceramica non sarebbero esistiti vasi o scatole per vari usi e funzioni e non sarebbero stati modellati recipienti per l'acqua e l'olio o per la conservazione dei cibi. Senza ceramica non avremmo avuto l'architettura e insomma tante altre cose. Ho sempre pensato che ancora oggi la ceramica dovesse - e potesse - trovare un posto in tutte le nostre case, indistintamente, ma gli usi e i costumi sono cambiati, in ogni parte del mondo. Il debito di riconoscenza all'antico posto della ceramica lo deve la plastica, le materie plastiche in genere se vogliamo, la ceramica è il materiale plastico per eccellenza, quindi non ha a prescindere un valore aulico aggiuntivo, non è scultura, non è <cavare>, anzi, la <modellazione>, la tornitura, era fatta di kéramos, letteralmente terra da vasaio era chiamata l'argilla, quindi nulla a che fare con il togliere, bensì con l'aggiunta esercitata e controllata direttamente con le mani. E questo per ricevere, quindi ancora una volta portare, offrire, donare, conservare, <chiudere dentro>. L'atto conservativo intimo, di e per la sussistenza, l'istinto di celare qualcosa di proprio dentro la ceramica si è evoluto, quindi non sarebbe oggigiorno corretto definire una vera e propria utilità della ceramica per la sussistenza fisica e materiale, non faremmo mai di un manufatto un oggetto <funzionale> in dettaglio, in quanto la tecnologia e altri materiali meno fragili e più durevoli nel tempo ne hanno sancito ad oggi uno <spostamento> d'uso e di percezione tra gli oggetti presenti nelle nostre case.

Echoes, provini di Markandré Fotografia analogica per DEMO CERAMICS, 2016

Tutto ciò però ha donato alla ceramica qualcosa di nuovo, una nuova vita. Dobbiamo solo fare un piccolo sforzo e pensarci, immaginarla per quella che è adesso, comprenderla e darle un nome. Penso ora vi chiederete quale. Oggi molti di noi, progettisti, produttori, ceramisti in genere e sui generis, pensano che la ceramica non possa più riemergere come oggetto prevalente nella nostra domus ma, dico io, avendo perso molte delle proprie funzioni oggettive - parlo anche di quelle condivise con altre presenze domestiche - ora la ceramica rivive in un'altra sfera, per forza diversa, più alta, spirituale, ne ricava una vera e propria <funzionalità emotiva>. Sì è, insomma, evoluta. La costruzione in ceramica non è più contenitore bensì scrigno, riforma di sé stessi nelle tante forme riconoscibili come proprie già al momento dello rispecchiarsi in essa, specchio dello spirito e dei segreti, raccoglitore di desideri e per il desiderio di dare bellezza e forma al proprio spazio si fa portavoce e prevale nella scelta, insieme ai vetri ad esempio - ecco, altri oggetti con la stessa funzione, concetti spaziali tipicamente emozionali, desiderati. Non vi sembra questa la vera evoluzione? Non è proprio questo il vero perché funzionale delle produzioni degli ultimi tre-quattrocento anni? Ponti, Sottsass, Mangiarotti, Asti, giusto per citarne solo alcuni e tutti i grandi maestri veneti, liguri, toscani e i lombardi tutti, quante produzioni dello spirito e <per> lo spirito possiamo oggi contare, considerando quindi anche solo gli ultimi cinquanta o sessant'anni?

Ecco perché vale la pena fare ceramica ancora oggi, perché la ceramica è un legame spaziale con il proprio spirito, ci si riconosce in essa perché la scegliamo sempre per la necessità di circondarsi di essa ed <in> essa troviamo un nuovo spazio. La ceramica se non dà felicità non serve a nulla.
Ecco perché, da architetto e figlio di ceramica e ceramisti, ho scelto di fare ceramica. E finché disegnerò ceramica indagherò quello spirito diverso delle cose di cui parlavo prima, finché farò questo non commetterò l'errore di sovrappormi ai miei stessi oggetti e a chi li vorrà scegliere per circondarsene o, semplicemente, per viverci accanto.

Tales of the Factory, provini di Markandré Fotografia analogica per DEMO CERAMICS, 2016