Più Architettura

Io ho sempre questo desiderio, qualcosa che mi ritorna utile per prendere la rincorsa ogni qualvolta voglio inseguire un’idea. Desiderare che ci sia più architettura nella vita di tutti i giorni, che i movimenti e i corpi tutti possano comparire, finalmente, naturali.

E questo incessante, mio condizionato portare a correre la paura per definire almeno un confine dritto, severo tra le pieghe di questa forma che il tutto limita e poi libera, mi ricorda chi sono, come in un mantra. La paura è l’ultima definizione dello spazio come non lo intendo io.

Vorrei chiederti: he forma vorresti avere, tra tutte le forme che conosci? Oppure ogni tuo desiderio é volere, a tutti i costi, la forma dell’immaginazione? Vi dico io cosa dovremmo fare. Dovremmo avere più architettura, volere più architettura, fare più architettura, fare l’amore dentro l’architettura, non pretendere di godere dentro alla buona edilizia, sarebbe pretendere troppo poco dalle proprie capacità.

L’architettura ci rende abili nel gestire le emozioni e a farle esplodere se serve, l’architettura è sincera e non è la truffa che vi insegnano a scuola, se disegnate su banchi in laminato troppo bassi per le vostre spalle non è colpa dell’architetto, è colpa di chi ha comprato i banchi. Oppure la colpa è dei banchi. L’architettura è un uomo appeso a testa in giù che vede il mondo finalmente dal verso giusto e in cui tutto-sta-al-proprio-posto.

L’architettura l’hai lasciata l’ultima volta nel grembo di tua madre, lì dovevi stare e adesso dimmi la verità, uomo tu come lo sono pure io, dove pensi di andare senza architettura?

Markandré Fotografia analogica per Demo Ceramics, 2016
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