In vento

In questi ultimi anni, di tutti i progetti, disegni e stradisegni che ho prodotto, ciò che ancor oggi mi convince di più sono sempre e solo quelle forme immaginarie, libere, svincolate da ogni dovere e marcatamente fuori scala che a fine serata mi trovo di fronte, appoggiate a un tavolo che da tempo è sempre lo stesso. Mi fermo a ragionare per un po’, infine chiudo e vado a dormire, ma è già notte da un bel pò. Posso affermare quindi, con assoluta certezza, che proprio nei momenti in cui sono solo coi miei strumenti e un piccolo fascio di luce a illuminare poche cose, solo allora invento. Anzi, in-vento. Non che di giorno io non inventi, solo l’universo può immaginare cosa combina a mia mano quando penso. In-vento.

Pull-Lovers – Stampi di produzione, Demo Ceramics 2016

Se ne va tutto con qualche vento, poi torna, intanto aspetto, mi invento qualcosa perché torni quel vento ma, come ho già detto, invento di notte non funziona, mi sa che è proprio in-vento. Lascio i pensieri liberi e non li accudisco, nascono e rinascono diversi, non muore mai niente in quegli attimi e tutto ciò mi rende contento, felice di esistere. Iperboli fantastiche finché durano.
Capita poi che io abbia bisogno di starmene fuori da qui e parto, cammino nella notte o vado a bere qualcosa con gli amici, pure lì in-vento, perché gli amici in fondo in fondo lasciano il mio vento libero di soffiare. Mi si lascia andare insomma, è bello poterlo dire ogni tanto.

Io e Sgabrutto (prototipazione con Emmanuele Casaro e Dario Mazzucchelli di OXD, Lovere BG), 2015

Disegnare ceramica è vincere una battaglia contro i diagrammi. Che sono quegli schemi antipatici che ti insegnano quando sei piccolo e fragile e devi un po’ alla volta imparare ad arrangiarti. Ecco, il periodo più florido è proprio quello, lo sarebbe se ti abituassero a pensare alla forma, a concepire questo termine come qualcosa di necessario, non perché non lo sia ma se domini bene una forma, se finalmente hai ottenuto qualcosa dallo studio dei segni e dalla padronanza su questa terra dei loro più intimi movimenti celesti, ecco che arrivano a dirti che la forma segue la funzione e ti ritrovi improvvisamente a non capire. Sinceramente non se ne può più, tutto deve esplicitare un funzionamento. Se aveste chiesto a Gabriele D’Annunzio di spiegarvi il funzionamento dei suoi versi e del perché li avesse scritti proprio così e non colà e a cosa sarebbero mai serviti, sareste stati inseguiti dal vate col biplano e con conseguenze mica di poco conto. Io mi chiedo perché si debba avere sempre un diagramma sottomano. D’accordo non fa tanto bene uscire di casa senza un perché tutti i giorni, ma quando nessuno ci chiede nulla, ritorniamo per un tempo gli abitanti dei nostri stessi gesti, delle fantasie e delle gioie. Della purezza. Se vi dicono che tutto ciò è stupido non fateci caso, ribattere sarebbe semplicemente una battaglia persa contro la non-conoscenza.

Little John, Schizzo di studio per testa di cavallo a dondolo, 2011

Disegnare ceramica è anche questo, in-ventare, lasciarsi prendere da un vento così e starci dentro con tutto ciò che ci portiamo appresso. Desideri, parole, musica e disegni, non saranno mai così umani come in quei benedetti momenti. In-ventiamo.

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